MAELSTRÖM

Dare spazio e forma alle azioni di margine può creare tra i giovani confusione e devianza.
Successo vs Fallimento. Dicotomia da cui parte una riflessione su una tematica centrale nel mondo della scuola e dell’educazione in genere. Viviamo tutti, giovani, adulti, anziani, in una fase di crisi che conduce obbligatoriamente a un cambiamento. Tutti dovremmo riconoscere la necessità di rivedere le nostre posizioni, i nostri fallimenti o i traguardi raggiunti.

Traguardi visti come mete sicure, ma ormai passate e dalle quali bisogna congedarsi, guardando al futuro. Un cammino simile a quello di una squadra di scalatori in cordata nella quale successo e fallimento sono un solo punto di vista condiviso e concatenato. Come il bene ed il male. Non possiamo scindere l’uomo. Nell’essere umano vi sono e devono essere riconosciute le due parti. Vivendo in uno stato di equilibrio si condividono i fallimenti perrivedere e rinforzare, anche attraverso gli altri, la propria esistenza e la ricostruzione della persona così da poter ricercare nuove mete positive.

Manonsempre l’equilibrio è lanorma. Unragazzo/studente di oggi è più esposto alla devianza o al rischio di devianza rispetto a quello di ieri. Perché? Esistono forme di autoinganno che giustificano il nostro operato agli occhi delmondo esterno. Il mondo interno si convince delsuo procedere e trova delle ottime scuse. Per assurdo, dato che è attuale, dopo le vicende di Roma, durante la manifestazione del 18 ottobre 2011 degli Indignati, le frasi “Ho tirato l’estintore perspegnere l’incendio” e “Misono lasciato trascinare dagli avvenimenti” assumono una valenza significativa. Quanto, frasi come queste,sono legate al comportamento deviante di F. F.dettoEr Pelliccia? Sitrattadifallimento? Fallimentodi cosa? Bisogna chiarirsi,se si vuole lavorare per costruire un successo personale. E ancora... In questa visione, come si devono comportare gli adulti/insegnanti/genitori?Con quali forme diresponsabilità? “Mio figlio non frequenta centri sociali, non fa politica”, affermano i genitori del ragazzo con l'estintore, fermato per gli scontri aRoma. MassimoGramellinisu La Stampa scrive “Mi ribello all’idea che il ragazzo che ha lanciato l'estintore per spegnere l'incendio (premio Balla Spaziale 2011), quello con i genitori così fuori dal mondo che lo credevano all'università di sabato pomeriggio - insomma F. F. detto Er Pelliccia - diventi il simbolo della generazione degli Indignati”.

Gli adulti, in questo caso, non possono usare l’autoinganno e giustificare l’operato del figlio per proteggere sostanzialmente il fallimento dell’essere genitori. Devono fare i conti con uno specchio spezzato, una realtà che si presenta attraverso articoli in prima pagina, video, foto, tv, ecc. Triste e vera. Dunque, non parliamo più del figlio, ne parlano già troppi. Mettiamo in prima pagina le facce sconsolate e giustificanti dei genitori, anche se non comunicano in modo aggressivo e non fanno vendere tante copie.

1Gli atteggiamenti genitoriali, così come quelli degli insegnanti nella scuola, possono esercitare influenze perfavorire il riconoscimento, nei giovani, di stati emotivi, bisogni, impulsi, desideri valutati positivamente o negativamente. Un’azione educativa non efficace o non sana della famiglia e della scuola può portare a una visione negativa della vita, a una mancanza di prospettiva, a una chiusura su se stessi. Questisentimentitrovano motivo di esistere in una società incuiil valoreumano èmisurato inbase allo sviluppo intermini di crescita economica, diricchezzemateriali, piuttosto che diricchezzemorali come la solidarietà. La società, anziché proteggere e potenziare le capacità dell’individuo, lo oppone alsuo simile, lo opprime.

Occorrerebbe riscoprire e valorizzare il senso di appartenenza, oggi indebolito da un ambiente che assume i caratteri della repressione, dell’aggressività e delnon-senso, unambiente sempre più pervaso da un disagio che genera solitudine. Dal punto di vista psicoanalitico, cisi può chiedere se la violenza nei giovanisia legata a fallimenti precoci e traumi delle primissime relazioni o all'impatto più o meno violento della pubertà sull'apparatomentale e sull'immagine del Sè; quanto pesi la risposta dell'oggetto esterno reale rispetto all'assetto narcisistico o pulsionale che accompagna la crescita. Piano narcisistico e oggettuale dove l'aggressività è ancora ricerca di contatto, una sorta di appello all'oggetto, mentre la distruttività, colma dirabbia e collera, è il frutto, ilrisultato di un grave fallimento dell'ambiente che non ha saputo rispondere ai bisogni del bambino, la cuirabbia distruttiva, in età adolescenziale o adulta, è suscitata da una ferita del Sè. Forse, quindi, si può distinguere fra l'aggressività che protegge il legame e la violenza che invece tende a distruggerlo.

Con riferimento a poche ma indispensabiliregole,si avvia un confronto per capire quale direzione/progetto sia più adeguato perrispondere aibisognispecificidelsingolo adolescente tenendo in considerazione anche le necessità del mondo adulto. Il tutto tramite una relazione che preveda undialogo aperto, proficuo e partecipato. Detto questo,non si può non appurare il divario che separa la teoria dalla realtà,soprattutto nell’attuale momento storico contraddistinto da individualismo, consumismo, mancanza del senso del limite e perdita di valori comuni condivisibili.Il compito delle figure educative risulta, oggi, sempre più faticoso e complesso.Gliinsegnanti,nella scuola,sonomolto consapevoli di questa difficoltà. Nonostante ciò, l’unione e la collaborazione delle risorse positive presenti in un territorio rappresentano una possibilità tangibile di prevenzione e di cambiamento perribadire che il bene comune è il bene ditutti e non può essere il dominio di nessuno.Interessarsi ai giovani, all’ambiente, alla diffusione e alla produzione di cultura è sintomo di una società vitale che tiene al proprio futuro. Fondamentale è la consapevolezza di percorrere una strada complessa, ardua e incontrotendenza: complessa per il semplice fatto di lavorare per e con le persone, ardua in quanto, probabilmente, le sconfitte e i fallimenti saranno molto più numerosi e ricorrenti dei timidi e tanto attesi risultati positivi o successi. Ma almeno sitratterà di una strada libera dove ognuno potrà essere protagonista e partecipe di un percorso fortemente motivato.

LE PRATICHE DI INIZIAZIONE

L'iniziazione dei giovanirappresenta sempre l'opportunità di un risanamento e di un rinnovamento della forza vitale della comunità e della società. È l'occasione per sostenerne ilsenso e insegnare autentici valori.

La scomparsa dei riti di passaggio ha creato una frattura tra generazioni. Mentre la spaccatura cresce, la paura di superarla aumenta. Nel frattempo, un maggior numero di giovanisi perde in comportamenti violenti o cade nell'incertezza, nella droga e nell'apatia. Rifiuto, oblio e negligenza stanno nel cuore degli adulti che ignorano la confusione e le difficoltà della gioventù. Sorge il dubbio che la chiave per comprendere molte delle problematiche adolescenziali odierne stia nella mancanza di riti di iniziazione riconosciuti dalla società come bagaglio culturale appartenente a una tradizione e che l’eccessivo diffondersi di atti estremirappresenti l’iniziatico bisogno evolutivo, affrontato con il gruppo dei pari, cui nessuno ha mai educato le nuove generazioni.
Atti quali l’uccisione della madre, del padre, dei consanguinei, degli amici, la ricerca delsoprannaturale, il desiderio di prevaricare, di sopraffare, di imporre regole fuori dalle regole diventano significativi di una ricerca di identità, di una razionalità imperfetta che si autoinganna e che rimane vittima delle stesse contraddizioni che l’hanno generata. Nell’attuale società sempre più basata sull’hic et nunc, con una scarsa capacità di progettare il futuro e saperlo trasmettere alle nuove generazioni, ciò che per van Gennep erano le fasi di iniziazione sono oggi gli atti lesivi, privi, da parte degli attori, di riconoscimento di ruoli, contesti, organizzazioni. Individuo e società sono troppo spesso frammentati e, di conseguenza, scarse sono le possibilità di legare esperienza a memoria, consapevolezza ad introspezione. Tante e molto varie possono essere le pratiche di iniziazione che sottolineano il passaggio di una persona da un ruolo, da una fase della vita o posizione sociale a un altro. Si definisce iniziazione “ammaestramento, avviamento a una disciplina, a un’arte, a una tecnica, a uno studio specializzato, all’esercizio di un’attività particolare, a una pratica: alla vita politica, alle attività assistenziali, sacerdotale, ascetica, amorosa o anche, semplicemente, la prima esperienza sessuale”.

Il termine, utilizzato per la prima volta dall’antropologo Arnold van Gennep (1873 -1957), definiva le regole e i controlli che la società produce per mantenere il suo equilibrio, per far sì che la coesione e la continuità non vengano disperse nell'attraversamento dei variscomparti da parte degli individui, come categoria di cerimonie, riti di passaggio. Il cambiamento di stato, il passaggio, è inteso da van Gennep quasi in maniera fisica, corporea e i riti che lo contraddistinguono sono divisi in tre tipi-funzione: i riti di separazione o liminari che agiscono sul momento di distacco o abbandono dello stato precedente; i riti di margine, l’emarginazione, che garantiscono una condizione di sospensione/transizione e di stallo, contrassegnata da discriminazione rituale; i riti di aggregazione o postliminari che agevolano la riammissione nella società nella nuova condizione. La fase di margine è ovviamente la più delicata e la più importante, oggi, per la sua posizione intermedia tra gli estremi del passaggio.

Successo e fallimento, in questa fase, sono terribilmente accorpati e generano scelte di vita, azioni, comportamenti a rischio. Il gioco perverso della nostra società riguarda l’assunto iniziale: Successo vs Fallimento, con quali prospettive? Con quali possibilità? Il più grosso rischio che stiamo vivendo è intensificare, dare spazio e forma alle azioni di margine. Queste, nell’attuale fase di annebbiamento e mancanza di visione, possono condurre alla confusione tra i confini di un successo e i confini di un fallimento.In questomaelström [turbine n.d.r.], ogni azione di autoaffermazione delle differenze, estrema e cruenta,sarà solo il riflesso scomodo di una società che non sta ponendo una seria attenzione verso se stessa.

Non facciamo l’errore dimettere al centro i fallimenti dell’economia e/o della politica. Non facciamo l’errore di accettare che venga messo al centro di un tema, di cui non si riesce a parlare, Er Pelliccia. Dobbiamo tutti insieme, e sarà dura e difficile, andare verso una nuova forma di azione di aggregazione dalsensonuovo,sano,responsabile, semplice, ma soprattutto civile, nella quale bene e male, giusto e sbagliato,successo e fallimento ritroveranno il loro naturale equilibrio.

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Bibliografia
M. Augé, Nonluoghi - Introduzione a un’antropologia della surmodernità, Eleuthera, Milano, 1996. R. A. Cloward, L. E. Ohlin, Delinquency and Opportunity: A theory of Delinquent Gangs, Free Press, Glencoe (IL), 1959. A. Fonzi, Il gioco crudele: studi e ricerche sui correlati psicologici del bullismo, Giunti, Firenze, 1999. S. Licata,“Nel Gruppo dei Pari”, in Pedagogika, Anno IX - n. 1 - GennaioFebbraio 2005, p. 25-28. 59 Salvatore Licata - Sociologo - Criminologo - Docente di Sociologia Giuridica della Devianza e del Mutamento Sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

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